item4Ferdinando Ramponi
pittore, scultore
A 1884 - 1916
pierrechasseurs2ski0
item5chasseuralpinvac2
autoritratto2
autoritratto1
PierreChasseursAlpins1415BW0001pierrechasseurs
pierreswesternfrontchassalplieuxminenwerfer1
pierre53Bcapierrehartmanswillerkopf
Fiche
CharlesG4caudrong4c177211000
HenriG4sept1915CharlesG4Nov15
non rentre
< indietro

Ferdinando Ramponi come militare


La sua nascita in terra di Francia, la nazionalità della madre, sono fra le ragioni principali che hanno spinto Ferdinando Ramponi ad arruolarsi nell’esercito francese all’inizio della prima guerra mondiale. Sappiamo che si è presentato volontario EVDG (engagé volontaire pour la durée de la guerre). Come alternativa avrebbe potuto scegliere un ingaggio da tre a cinque anni.

Come ci spiega Mario Cattaneo: “Nell’agosto 1914, scoppiata la grande conflagrazione, rispose immediatamente all’appello del sangue francese della madre e (…) partì per Lione onde arruolarsi quale volontario. Non essendo francese (aveva sempre conservato la nazionalità svizzera) le autorità militari avrebbero voluto incorporarlo nella Legione straniera, ma Ferdinando insistette di poter presentare servizio con i suoi amici di gioventù di Les Abrets e così lo attribuirono al 53. Battaglione dei cacciatori di montagna appiedati.” Il 53. Battaglione, la truppa di Ferdinando Ramponi, era il battaglione di riserva del 13., secondo Wikipedia FR.

Come prova il suo autoritratto, Ferdinando Ramponi il 5 Novembre 1914 già era all’ospedale di Creil per rimettersi dalle ferite riportate. Dall’articolo di C. Hesset che ridà il testo delle citazioni (vedi sotto) di Ferdinando Ramponi però apprendiamo che al più tardi a fine gennaio 1915 era al fronte a fianco dei suoi compagni. Il 53esimo Battaglione, a partire del 9 gennaio 1915, era stazionato in Alsazia e appena nove giorni dopo fu convocato d’urgenza al Hartmannswillerkopf, ove stava già combattendo tra altri il 13esimo. Sulle sue alture, in pieno inverno ed in una posizione strategica del fronte tra Colmar e Belfort, si susseguivano azioni drammatiche che alternavano combattimenti di posizione in trincea ad attacchi. Moltissimi i caduti: poco sappiamo di quelli del 53., certo è che nel 13. Battaglione le perdite furono enormi, sui 1500 uomini dispiegati caddero oltre 300 uomini nelle prime settimane della guerra, successivamente al Hartmannswillerkopf morirono ulteriori 586 militi del battaglione.

Apriamo una parentesi per meglio spiegare ciò che è accaduto all’Hartmannswillerkopf, per cercare di dare un’idea di come i combattimenti si svolgevano allora e con quale realtà Ferdinando Ramponi fu confrontato. L’Hartmannswillerkopf è una montagna alta 968 metri nel sud dei Vosgi,a circa 50 chilometri da Basilea. Riferendoci al sito internet di Alexander Kallis, a inizio guerra praticamente non ospitò movimenti di truppe.

Nei primi giorni del gennaio 1915 i cacciatori alpini del 28. Battaglione, insediati sulla vetta, vengono attaccati da truppe tedesche. Respingono l’attacco, anche perché molti di loro sono appostati su alberi, da dove sparano al nemico senza essere scorti. Pochi giorni dopo ecco il secondo attacco delle truppe tedesche, questa volta molto più numerose. I soldati del 28esimo battaglione vengono accerchiati. Invano i loro colleghi del 13esimo e del 27esimo Battaglione cercano di liberarli. Il 21 gennaio 1915 il 53esimo battaglione (e cioè molto probabilmente anche Ferdinando Ramponi) attacca gli assedianti insieme a due altre formazioni. Seguono combattimenti ravvicinati con molte perdite. Alla fine hanno la meglio le truppe tedesche – in un’impresa temeraria e praticamente data come impossibile riescono a trasportare un lanciagranate vicino alla vetta. Circa 20 obici da cinquanta chili vengono sparati sui cacciatori francesi accerchiati. I pochi sopravvissuti sono costretti alla resa. Questa prima azione aveva lasciato sul campo almeno 1000 soldati, ed era solo l’inizio.

A partire da questo punto, le due parti avversarie investono molto nella logistica, costruendo strade, depositi, accampamenti, fortificazioni e molti appostamenti di artiglieria. Le forze sono alla pari, nessuno riesce ad avere la meglio. Ciò non impedisce combattimenti intensivi fino a fine 1915. Solo dopo circa un anno i due contraenti si accontentano di tenere le posizioni, fino alla fine della guerra. La vetta del Hartmannswillerkopf, troppo esposta al fuoco dell’artiglieria, non era conquistabile da nessuna parte. In seguito ai molti bombardamenti, del bosco che ricopriva la estesa sommità non restarono che mozziconi di tronchi. Il bilancio: si stima che tra francesi e tedeschi, le perdite subite all’Hartmannswillerkopf ammontarono a 30'000 soldati.

CacciatoreAlpino

Ferdinando Ramponi con la divisa da cacciatore alpino del 53. Battaglione. Foto tratta dall'articolo di Mario Cattaneo.
Autoritratto e dettaglio dell'autoritratto che dice "Hopital de Creil, 9 Nov. 1914".

Ricercando su internet, abbiamo trovato su quale aereo Ferdinando Ramponi ha effettuato il suo ultimo volo: era un Caudron G 4. Il sito è quello del qui già menzionato Albin Denis. Secondo le spiegazioni su Wikipedia, il Caudron G4, è stato utilizzato dall’aviazione francese a partire del novembre 1915 ed è stato il primo velivolo a due motori in servizio. Le missioni eseguite con l’aiuto di questo velivolo a due posti che ospitava oltre al pilota un mitragliere erano bombardamenti, anche al lunghe distanze, fino ad arrivare al Rheinland. In seguito a perdite sempre più numerose, il Cuadron G4 fu però impiegato meno in operazioni simili a partire dall’autunno 1916.

Anche al seno dell’aviazione militare francese Ferdinando Ramponi si è distinto, come prova la trascrizione nell’articolo di C. Hesset della citazione seguente del 12 luglio 1916:

« Sergent Ramponi, Ferdinand, mitrailleur à l’Esc. C. 64.
Sergent Roger, Charles, pilote à l’Escadrille C. 64.
Pilote et mitrailleur d’un courage à toute épreuve. Ont déjà fait la preuve de leur bravoure au cours de nombreuses missions à l’Intérieur des lignes allemandes. Ont participé, les 2 et 6 juillet 1916, à deux bombardements à grandes distances. Au cours de l’une de ces missions à 70 kilomètres à l’intérieur des lignes allemandes, voyant un de nos avions qui, détérioré, avançait difficilement, l’ont convoyé de très près pendant tout le trajet du retour, écartant de lui les avions ennemis.
Ont ainsi livré 4 combats au cours desquels ils ont abattu un avion allemand dans ses lignes. »

Non poco dopo, Ferdinando Ramponi muore in missione, il 02 settembre 1916, a meno di 32 anni.

I cacciatori erano (e restano) uomini scelti, soprattutto per la loro abilità di marciatori e come tiratori. Alexander Kallis, sul suo sito “Vogesenkaempfe14-18.de” ci ricorda: “Die Jäger waren Rückgrat und Herzstück der französischen Verbände und genossen darüber hinaus bei den deutschen Soldaten großen Respekt.“ E, sempre Kallis, citando una fonte del 1927 (Otto von Moser, Die Württemberger im Weltkrieg, Belser Verlagsbuchhandlung, Stuttgart): „Dieser Gegner bestand aus französischen Elitetruppen, insbesondere aus zahlreichen Alpenjägern. Aufgewachsen in den Bergen, fühlten diese sich in den Vogesen in ihrem Element; dazu kam noch der vorzügliche Geist, der die Jäger beseelte."

Dalle cronache (vedi bibliografia) sappiamo che entrambi i battaglioni citati, 13. e 53., presero parte a combattimenti sul fronte fin dallo scoppio della Grande Guerra. Il 53. – del quale Ferdinando Ramponi fece parte all’inizio della guerra fu formato nell’agosto 1914 e poi immediatamente dislocato sul fronte dei Vosgi. Solo due giorni dopo la trasferta, il 26 agosto 1914, fu coinvolto nei primi combattimenti, presso la località St. Dié. Il fatto che in quel stesso giorno anche il suo comandante cadde in combattimento, ci dà un’idea di come i combattenti del 53. fossero stati immediatamente impiegati in azioni di guerra di grande violenza.
Il 18 settembre il 53. venne trasferito nel dipartimento della Somme, ove fino in novembre 1914 fu impegnato in tre combattimenti, uno dei quali “(…) corps à corps, (…), progressant de maison en maison en resistant aux contre attaques furieuses de l’ennemi.”

I cacciatori alpini ieri e oggi. Foto ieri da "Verlag Les Amis du Hartmannsweilerkopf Deutschland" via pierreswesternfront.punt.nl. Sciatori: sito ufficiale del 13. BCA (Battaillon de Chasseurs Alpins), foto oggi da diversi siti dedicati ai cacciatori alpini

Secondo il generale Michel Forget, nell’articolo “L'aviation militaire française en 14-18” le prime iniziative per costituire delle truppe aeree in Francia furono prese verso il 1910. All’inizio della prima guerra mondiale, l’effettivo era di soli 160 aerei. Il ruolo e l’importanza dell’aviazione cambiarono drasticamente durante il conflitto: prima le azioni erano limitate a voli di perlustrazione e a bombardamenti di modesta efficacia. Poco più tardi, però: “..le 5 octobre 1914, un équipage français (…) remportait, pour la première fois au monde, une victoire aérienne en abattant au fusil mitrailleur de bord un biplace allemand. Un nouveau rôle se dessinait pour l’aviation: la chasse!”

Con la battaglia di Verdun, iniziata in febbraio 1916, cominciarono azioni aeronautiche in grado più elevato. L’offensiva tedesca si basava sull’artiglieria, la quale a sua volta, per colpire con precisione, necessitava di palloni d’osservazione. Quest’ultimi erano protetti da una flotta di 300 aerei. Le forze francesi si contrapposero con un effettivo simile. Da quel momento in poi, per avere la meglio in campo di battaglia, la superiorità aerea costituisce uno degli elementi centrali.

All’armistizio del 1918, secondo Michel Forget: “l’aviation militaire française comptait 10.000 appareils dont 3.800 en ligne, répartis en 288 escadrilles, 3.000 appareils en écoles et 3.000 en réserve. Notre industrie aéronautique était la première au monde. Elle employait 190.000 personnes et avait produit pendant les quatre années de guerre 50.000 avions et 90.000 moteurs! Ces chiffres traduisent le spectaculaire et foudroyant développement d’une aviation qui était encore dans les limbes en 1914 (…). »

Ferdinando Ramponi si distingue (probabilmente) il 31 gennaio 1915, secondo la citazione frimata dal generale Joffre e riportata da C. Hesset: “la medaille militaire à été conferée au militaire Ramponi, Ferdinand, (…), caporal au 53e Bataillon de Chasseurs à pied. (…) Le 31 Janvier [1915, ann. S.G.], au moment de l’attaque à la baïonnette d’un ennemi surgissant à courte distance de la tranchée occupée par sa section, a demandé à un de ses camarades de le remplacer, en dehors de la tranchée, sur un emplacement que ce dernier occupait, pour mieux tirer.
Impassible sous un feu violent, prenant successivement des fusils qu’on lui tendait tout chargés, a tué à une distance de moins de 20 mètres un grand nombre d’allemands qui cherchaient à se retrancher et qu’il abattait dès qu’ils essayaient de lever la tête.
A mis le reste en fuite en criant: «Allons, la section, en avant à la baïonnette.»“

Dall’articolo di „Vita d’arte“ del 1916 che cita una lettera scritta da Ferdinando Ramponi ad un amico, Guido Bracchi: “(…) penso sovente a te, intensamente, alla vita italiana trascorsa in sogni artistici puri. Oggi uccido; difendo i miei compagni; l’11 febbraio [più probabilmente la data giusta è il 31 gennaio, ann. S.G.] ho trattenuto col solo mio fucile un’avanzata tedesca; ne ho steso ventuno sulla neve purissima, vendicando gli amici morti vicino a me. Non so, sono triste … scusami, ti abbraccio …”.

Più in avanti, nello stesso articolo un altro estratto (questa volta in francese), proveniente forse dalla stessa lettera per Guido Bracchi: “J’ai été blessé par une balle explosive le 17 mars… Les éclats, une dixaine, s’étaient fixés dans le bras et l’avantbras gauche… Je te prie de m’envoyer encore des reproductions de beaux tableaux. »

Quando e come Ferdinando Ramponi guadagnò il grado di caporale, non viene menzionato nelle fonti qui consultate. Secondo Mario Cattaneo, Ferdinando Ramponi “fu citato in diversi ordini del giorno, venne decorato con due medaglie al valore militare e con la croce di guerra.” Sappiamo che alla sua morte rivestiva il grado di sergente, ma anche di questa promozione non abbiamo trovato dettagli sul come e quando. Sempre riferendoci a Mario Cattaneo, Ferdinando Ramponi fu “ferito tre volte in combattimenti nei Vosgi, venne riformato”, e in seguito su propria iniziativa raggiunse la “giovanissima arma dell’aviazione”. Le uniche informazioni per continuare a tracciare una cronologia degli eventi, per ora, ci sono fornite da Albin Denis, che gestisce un sito ricchissimo di informazioni sull’aereonautica francese ai tempi della prima guerra mondiale e dall’ archivio in linea “Memoire des Hommes” del ministero della difesa francese. Ferdinando Ramponi ha frequentato la scuola di tiro aereo di Cazaux fino al 8 febbraio 1916 e poi ha raggiunto l’Escadrille C 64 il 29 febbraio quale mitragliere.

Le circostanze esatte della morte di Ferdinando Ramponi non sono ancora accertate. Un combattimento aereo deve esserci stato. C’è la trascrizione di un ordine ufficiale, fattaci avere da parte di famigliari in Francia: “Ordre de l’aéronautique de la IVe Armee. N° 157 du 27 Decembre 1916” in cui il comandante dell’Escadrille 64, di nome Elies, afferma che una pallottola al cuore è la causa della morte di Ferdinando Ramponi. Dall’articolo di Nino Salvaneschi (n.b. del 28 novembre 1916) risulta un'altra versione: che Ferdinando Ramponi e il suo pilota erano atterrati in territorio nemico, a ca. 8 chilometri dalle linee francesi. Le informazioni sono fornite via posta alla famiglia da parte di Charles Roger, il pilota menzionato nella citazione sopra. Al comando del velivolo il 2 settembre 1916 tuttavia deve esserci stato il capitano Gabriel Berthin, secondo Albin Denis e il giornale di truppa della Escadrille C 64, su “Memoire des hommes”. Nino Salveschi nel suo articolo poi riporta che, circa a metà ottobre 1916,“il capitano che montava l’apparecchio riuscì a far pervenire da un aeroplano tedesco, un breve cenno a matita. “La nostra caduta non ebbe, per me, serie conseguenze, ma il mio osservatore è gravemente ferito”. Allora s’iniziarono nuove e più febbrili ricerche in Svizzera [da parte dei famigliari, nella speranza che Ferdinando Ramponi fosse ancora in vita, ann. S.G.]. Ma anche queste riuscirono purtroppo infruttuose. Solo poco tempo dopo giungeva la notizia ufficiale della morte di Ferdinando Ramponi e una lettera del suo compagno di volo [probabilmente Berthin, non Roger, ann. S.G.] che rimpiangendo l’eroico amico chiedeva scusa alla madre del morto di non aver avuto il coraggio di dire subito la verità.
Ferdinando Ramponi era morto per un colpo d’elica alla tempia. La sua morte fu istantanea. Non ha sofferto. E questo ci deve far parere meno dura la sua perdita.”

Le vicende descritte dal comandante Elies (morte in combattimento), poi la versione di Roger e Berthin (definiamola come “infortunio”) lasciano sempre aperte molte vie d’interpretazione. Ripetiamo che un combattimento aereo deve esserci stato. Questo viene anche sostenuto da Albin Denis, nella sezione del sul suo sito dedicata ai caduti dell’aviazione francese in prima guerra mondiale:
“Sgt (…) Ferdinand Ramponi - Mitrailleur de l'escadrille C 64 - Né le 14 décembre 1884 aux Abrets (Isère) - Stage à l'école du tir aérien de Cazaux jusqu'au 8 février 1916 - Mitrailleur de l'escadrille C 64 du 29 février au 2 septembre 1916 - Tué au combat à bord du Caudron G 4 n° 1574, dans les environs de Saint-Soupplets (…), le 2 septembre 1916 - Le pilote, le Cne Gabriel Berthin a été fait prisonnier - Leur adversaire était probablement le Ltn Hermann Pfeiffer du AOK 3 (sa 3ème victoire).”
Il fatto che H. Pfeiffer abbia abbattuto un Caudron il 02 settembre 1916 viene riportato su almeno un altro sito internet (www.theaerodrome.com). Su dettagli ulteriori non abbiamo ancora effettuato ricerche.

In sintesi, Ferdinando Ramponi è morto compiendo il suo dovere da soldato. Con le informazioni a disposizione in questo momento possiamo riassumere che sia deceduto colpito da un proiettile proveniente dalla mitragliatrice di bordo del tenente Pfeiffer. O che sia morto in seguito a un colpo dell’elica, forse dopo avere perso l’equilibrio durante le manovre di combattimento effettuate dal capitano Berthin o ancora nell’intento di mirare al nemico, impresa non facile, visto lo spazio limitato nel Caudron. Anche possibile, che l’infortunio con l’elica si sia verificato durante l’atterraggio. Una manovra di fortuna che di certo non sarebbe stata effettuata (dietro le linee nemiche!), se circostanze gravi (guasto tecnico in seguito a spari subiti?) non l’avessero resa necessaria.

In seguito alla fine della Prima guerra mondiale, con la realizzazione di cimiteri militari, le spoglie di Ferdinando Ramponi furono sepolte a Sommepy-Tahure. Così, il pittore e scultore di montagna, il cacciatore alpino giace in piena pianura; assieme a molti suoi commilitoni, sotto lo stesso cielo infinito che aveva descritto in pittura.

Foto d'epoca: Cacciatori alpini all'Hartmannswillerkopf. In basso a destra: Bosco devastato, soldati tedeschi. Foto da "Verlag Les Amis du Hartmannsweilerkopf Deutschland" via pierreswesternfront.punt.nl
Foto in colore:
Lanciagranate medio utilizzato dalle truppe tedesche durante l'assediamento della vetta del Hartmannswillerkopf. Da "lieux-insolites.fr"
 

Incarto di Ferdinando Ramponi presso l'aeronautica francese. 8.2.1916 Vient de Cazaux, 29.2.1916 Parte à (Escadrille) C 64.
Tratto da "Memoire des Hommes".

Diverse Foto del "Caudron G4", primo bimotore al servizio delle truppe francesi. Offre posto ad un pilota (retro) e un mitragliere/bombardiere/osservatore. Velocità massima: 132 km/h.
Foto in alto a sinistra e in mezzo: Photo famille de Guibert transmise par Patrick Chevillotte via Albin Denis. Grazie!
Alto a destra: www.ctie.monash.edu.au/hargrave/caudron.html
In basso: Wikipedia.EN. Clicca quest'immagine per ingrandirla!

Estratto dal "journal de la troupe" dell'Escadrille C64: Ramponi Ferdinand, Sergent, Non rentré de mission. Porté disparu et rayé des contrôles le 3. Septembre 1916.
Fonte: "Memoire des Hommes"

Cimitero militare di Sommepy-Tahure e foto della tomba di Ferdinando Ramponi. Clicca per ingrandimento. Ringrazio Philippe Crozet per aver messo a disposizione queste immagini.
Atto di decesso, tratto da "Memoire des Hommes". Clicca per ingrandimento.

< indietro